Theresa May

di Edoardo Gravante, Andrea Rosi, Giovanni Zulian

Theresa May.
L’immagine dell’autore HM Government è sotto licenza (OGL v.3). La versione originale è visibile al link ed è stata ritagliata per necessità editoriali.
  • Una “lady di ferro”?

Theresa: ecco un nome da regina. A partire dal Medioevo, diverse regine hanno portato questo nome; un nome che secondo i Greci indicava la “cacciatrice” e che è sempre stato proprio di donne forti. In Inghilterra, oggi, si fa largo una nuova Theresa, donna forte, decisa a rendere onore al nome che porta.

Theresa Mary Brasier nasce a Eastbourne, Inghilterra, nella contea del West Sussex. Questa piccola cittadina della costa inglese e i suoi abitanti difficilmente avrebbero potuto immaginare che la piccola Theresa, nata nel freddo ottobre 1956, sarebbe diventata uno dei leader più noti e controversi del XXI secolo.

Tanto meno potevano aspettarselo i suoi genitori: il padre Hubert Brasier, pastore della chiesa anglicana, decise infatti, in accordo con la madre Zaidee, di avviarla verso un’educazione estremamente cattolica presso la St. Juliana’s Convent School for Girls, scuola indipendente e solamente femminile. Ma nel suo albero genealogico era ben presente un’inclinazione verso il servizio pubblico: il nonno aveva servito l’esercito maggiore di Sua Maestà come sergente maggiore.

Ma la sua carriera politica inizia dopo la laurea in geografia presso l’Università di Oxford quando, a 18 anni, milita nella campagna elettorale di Margaret Thatcher, donna alla quale, una quarantina di anni dopo, verrà paragonata con il famoso motto “questa donna non ha la retromarcia”. Sempre in giovane età, nel 1980, sposa Philip May, conosciuto duranti gli anni universitari: un uomo equilibrato e affidabile, anche se di umili origini, dal quale non ha avuto figli.

Entrata a far parte del partito conservatore, fino al 23 giugno 2016 Theresa May rimane nell’ombra, defilata alle spalle di altri Primi Ministri o Segretari di Stato. Ciò le permette di conoscere precisamente il sistema dal suo interno e la aiuterà a diventare il primo Primo Ministro donna dopo l’indimenticata (e indimenticabile, sulla pelle di molti) guida Thatcher.

La responsabilità di essere una donna tra tante figure maschili del mondo politico non la spaventa sicuramente, essendo stata già eletta nel 2002 a capo del partito conservatore, prima donna in assoluto, in questo caso. Theresa mostrerà forza e determinazione da quel 23 giugno ad oggi, pur dovendo affrontare ostacoli forse più grandi di lei. Ma andiamo per ordine.

Il 13 luglio 2016 Theresa May diventa ufficialmente la nuova premier del Regno Unito, succedendo a Cameron, che le lascia la “patata bollente” di farsi carico del leave, difficile risultato del referendum sulla Brexit. Theresa si pone come primo obiettivo quello di onorare l’esito delle urne. Ma la sua politica fortemente anti-europeista, a valle di una situazione mal gestita, le pone davanti diversi nemici.

In primis Gina Miller, potente businesswoman britannica, ex gestrice di fondi d’investimento ora impegnata in beneficenza, che, all’indomani del referendum, ha chiesto il ricorso all’Alta Corte per vigilare affinché le procedure di Brexit non avvenissero sulla base delle decisioni prese in camera caritatis da May e dai suoi ministri euroscettici, ma venissero sottoposte all’approvazione del Parlamento. Una mossa che, come si vedrà, porterà alla May i problemi in cui si trova ancora oggi impantanata. A metterle i bastoni tra le ruote ci pensa naturalmente anche Jeremy Corbyn, leader laburista, che promette di appoggiare la May solo in cambio di condizioni ben precise.

Ma Theresa fa il pugno duro e, oltre all’uscita dall’Unione, vista la crescita economica inglese dopo il referendum, è decisa ad avviare le procedure per l’uscita anche dal mercato unico. Fin da subito il presidente UE Jean-Claude Juncker avvisa i Britannici che il conto per l’uscita rischia di essere “molto salato”: la Gran Bretagna va incontro a un debito da 60 miliardi di euro.

Nonostante ciò, la May va avanti, e mentre le tensioni sull’asse Londra – Bruxelles continuano, vengono indette elezioni anticipate per l’8 giugno 2017. Elezioni che Theresa, nonostante il vantaggio sui laburisti, di fatto perderà: le urne decretano la perdita di ben 12 seggi per i conservatori e la premier si ritrova con ancor meno sostegno in Parlamento di quanto ne avesse prima.

Le trattative con Junker continuano, ma gli scandali che coinvolgono i ministri e collaboratori di May non aiutano: dalle accuse di molestie per il ministro della Difesa Fallon, alle immagini porno sul computer del suo fidato collaboratore Green. Si continua faticosamente a trattare, ma in un continuo nulla di fatto, fino a quando la posizione di Theresa May è messa in serio pericolo nel dicembre 2018, quando sventa di pochi voti la mozione di sfiducia. Il suo unico obiettivo, ora, è sopravvivere e portare fuori la GB dall’Ue.

Il 29 marzo scadeva il termine per portare a casa il deal con l’Unione Europea. Ad oggi, il Regno Unito è nel caos e Theresa ha inanellato sconfitte in Parlamento e critiche internazionali. Difficile dire come si evolverà la situazione: le ipotesi sono molte e molto controverse. Non sappiamo se la fine del governo di Theresa May coinciderà con la Brexit, ma quello che appare è il ritratto di una leader non intenzionata a mollare la propria linea, nonostante tutto e, forse, a qualsiasi prezzo.

Staremo a vedere dove arriverà Theresa.

Per saperne di più:

https://www.repubblica.it/protagonisti/Theresa_May

https://argomenti.ilsole24ore.com/theresa-may.html?refresh_ce=1